Lo spazio colore

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Uno spazio colore è un’organizzazione specifica di colori.
In combinazione con la profilazione del dispositivo fisico, consente rappresentazioni riproducibili del colore, sia in rappresentazione analogica che digitale.
Uno spazio colore può essere arbitrario, con colori particolari assegnati a una serie di campioni di colore fisici e corrispondenti nomi o numeri di colore assegnati, ad esempio con la collezione Pantone, o strutturati matematicamente come con il sistema Adobe RGB e sRGB.
Un “modello di colore” è un modello matematico astratto che descrive il modo in cui i colori possono essere rappresentati come un gruppo di numeri (ad esempio triple in RGB o quadruple in CMYK ); tuttavia, un modello cromatico senza alcuna funzione di mappatura associata a uno spazio cromatico assoluto è un sistema cromatico più o meno arbitrario senza alcuna connessione con qualsiasi sistema di interpretazione del colore compreso a livello globale.
L’aggiunta di una funzione di mappatura specifica tra un modello di colore e uno spazio di colore di riferimento stabilisce all’interno dello spazio di colore di riferimento un “footprint” definito, noto come gamma, e per un determinato modello di colore definisce uno spazio di colore.
Ad esempio, Adobe RGB e sRGB sono due diversi spazi colore assoluti, entrambi basati sul modello di colore RGB. Quando si definisce uno spazio colore, il solito standard di riferimento è la CIELAB o CIEXYZ spazi colore, che sono stati specificamente progettati per comprendere tutti i colori che l’essere umano medio può vedere.
Poiché “spazio colore” identifica una particolare combinazione del modello colore e della funzione di mappatura, la parola viene spesso utilizzata in modo informale per identificare un modello colore.
Tuttavia, anche se l’identificazione di uno spazio colore identifica automaticamente il modello di colore associato, tale utilizzo non è corretto in senso stretto.
Ad esempio, sebbene diversi spazi colore specifici siano basati sul modello di colore RGB , non esiste un singolo spazio colore RGB.

Dal 1998 il profilo sRGB è lo standard internazionale (International Electrotechnical Commission IEC) adottato su tutti i personal computer, sopratutto in ambiente Windows.
In quasi tutti i casi lo spazio colore sRGB è correttamente visualizzato da tutti i software, browser per Internet, tutti i programmi di Adobe e Microsoft ecc… con questo spazio colore potete copiare, incollare, importare immagini senza rischio di vedere cambiamenti, quindi tutte le immagini sul web dovranno essere in formato sRGB per una corretta visualizzazione.
Altra cosa importante è che i monitor non professionali hanno un gamut molto simile al profilo sRGB, guardando immagini con profilo diverso tipo Adobe RGB esiste il rischio che non vedranno correttamente i colori a video.
Il profilo sRGB è ideale per far stampare le proprie immagini da un qualunque laboratorio di stampa, perché le apparecchiature hanno in molti casi come standard un gamut molto simile all’sRGB se non più ristretto.
Il vero problema del profilo sRGB è che ha una gamma colore stretta, il suo profilo tende a escludere i colori molto saturi.
Attualmente la tecnologia ha portato macchine fotografiche digitali, stampanti, scanner a coprire quella gamma di colori mancanti al sRGB, lo spazio colore Adobe RGB è decisamente più ampio, il gamut è superiore quindi su monitor e stampanti professionali in grado di gestire il profilo Adobe RGB si avrà un risultato con una gamma colore più estesa.

Il bilanciamento del bianco

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Il bilanciamento del bianco (white balance) dipende dalla luce con la quale si sta scattando, nella fotografia digitale significa la regolazione dei colori in modo che l’immagine appaia il più naturale possibile.
Da un corretto bilanciamento del bianco dipende tutta la gamma cromatica della fotografia, in questo senso, è bene non lasciare sempre alla fotocamera l’onere di bilanciare il bianco in automatico (opzione di default), ma impostare manualmente questo parametro.

La maggior parte sorgenti luminose non emettono colore bianco puro ma hanno una propria temperatura di colore che viene misurata in gradi Kelvin (K).
Il nostro cervello elabora automaticamente i colori per noi in modo intelligente, le fotocamere digitali invece possono centrare abbastanza bene la bilanciamento, tuttavia, in alcune situazioni sbagliano, difatti alcune delle immagini potrebbe prendere dominanti bluastre o giallastre e le tonalità della pelle potrebbero non apparire naturali.

Se la fotocamera è impostata su “bilanciamento automatico del bianco”, cercherà di indovinare il valore Kelvin basato su un oggetto bianco che funge da punto di riferimento. Questo tipo di calcolo non dà sempre buoni risultati, soprattutto se la scena che si sta fotografando non contiene i colori bianco o grigi oppure se è dominata da un solo colore.
Pertanto, in questi casi potrebbe essere necessario impostare manualmente il bilanciamento del bianco corretto sulla fotocamera.

Se si scatta in JPEG il bilanciamento del bianco dell’RGB nativo della fotocamera causa un minore scostamento di colore (cioè una minore distorsione dei colori) rispetto ad una correzione in postproduzione su monitor RGB. Questo significa che è vantaggioso ottenere il corretto bilanciamento del colore al momento della cattura dell’immagine rispetto a modificarla successivamente sul monitor.

Se si scatta in formato RAW, l’immagine può essere convertita in qualsiasi bilanciamento del bianco, perché queste informazioni vengono salvate solo come un punto di riferimento e l’immagine originale rimane intatta e non trasformata dalla fotocamera. Questo significa che scattando in RAW, si possono ignorare le impostazioni e usare la modalità automatica.

Un’immagine il cui colore non è bilanciato si dice affetta da una dominante cromatica, come se ogni cosa nell’immagine apparisse con un colore tendente ad un altro. Si può pensare al bilanciamento del colore nei termini di rimuovere la dominante cromatica.
Esiste anche in fotografia e nell’elaborazione delle immagini il bilanciamento del colore; si intende la regolazione dell’intensità dei vari colori. L’obiettivo principale di questa regolazione è ottenere la rappresentazione corretta di un colore, solitamente si fa riferimento a uno colore grigio neutro, per questo viene chiamato anche bilanciamento del grigio. È particolarmente importante che i colori neutri in una scena, appaiano neutri anche in fase di riproduzione, per questo motivo il bilanciamento dei colori neutri è un aspetto molto importante.

Ecco i valori della temperatura di colore di alcune sorgenti luminose più comuni:
Luce di una candela: circa 1.000 K
Lampada a incandescenza da 40 W: 2.650 K
Lampada fluorescente extracalda: 2.700 K
Lampada a incandescenza da 60 W: 2.760 K
Lampada a incandescenza da 75 W: 2.820 K
Lampada a incandescenza da 100 W: 2.900 K
Lampada a incandescenza da 200 W: 2.980 K
Lampada fluorescente cosiddetta “bianco caldo”: 3.000 K
Lampada per uso fotografico da 500 W: 3.400 K
Lampada fluorescente cosiddetta “bianco neutro”: 3.500 K
Lampada fluorescente cosiddetta “bianco freddo”: 4.000 K
Luce solare diretta al mezzogiorno locale: ~ 4.900 K
(parametro influenzato da stagione e latitudine, limpidezza e umidità atmosferica)
Lampada fluorescente cosiddetta “luce normalizzata”: 5.000 K
(per processi di stampa e pre-stampa)
Bianco puro, o “punto acromatico di riferimento”: tra 5.455 e 5.500 K
Luce d’ambiente in pieno giorno: ~ 6.500 K
Lampada fluorescente diurna: 6.500 K
Luce del cielo totalmente nuvoloso: ~ 7.000 K
Lampada fluorescente superdiurna: 8.000 K
Luce del cielo parzialmente nuvoloso: tra 8.000 e 10.000 K
Luce del cielo sereno: tra 10.000 e 20.000 K

La corretta risoluzione dell’immagine

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Come tutti i sistemi ottici, anche l’occhio ha un valore di risoluzione minimo, sotto il quale non è in grado di percepire i dettagli.
Su questa motivazione si basa il calcolo della risoluzione da dare ad un’immagine per ottenere una visione ottimale in rapporto alla distanza a cui la si guarda.
La distanza media di visione è di circa 30 cm la risoluzione di visione massima di un’occhio a quella distanza è di circa 12 Punti per Millimetro.
Il diametro minimo di un poligono per essere distinto come forma da circa 30 cm è di 0,15mm, quindi in un millimetro si potranno riconoscere linearmente 5/6 oggetti tutto dipende dall’acutezza della vista.

120 Punti o Pixel per Centimetro equivalgono a 304,8 Punti o Pixel per Pollice (dall’inglese dots per inch)
Avendo come valore del pollice in rapporto al cm di 2,54 il risultato sarà: 120 x 2,54 = 304,8 Dpi

Ecco il perché le immagini vanno usate con una risoluzione di circa 300 dpi.
Per capire il concetto di risoluzione basta immaginare una foto come un mosaico costituito da una serie di quadrati (pixel), più fitto sarà questo mosaico più alti sono i dpi e più nitida sarà l’immagine, 300 dpi sono lo standard dell’immagine in alta risoluzione, abbassando tale valore si perderà in qualità e il nostro occhio percepirà una perdita di dettaglio.

Per verificare la qualità con Photoshop, dal menù immagine si andrà su dimensione immagine e si controllerà la risoluzione dell’immagine.

Migliora la tua tecnica

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1 La messa a fuoco
la messa a fuoco è sicuramente una delle più importanti operazioni che devi compiere prima dello scatto, devi eseguirla quasi contemporaneamente alla composizione dell’inquadratura, se la tua macchina ha l’autofocus usalo ma stai attento alle posizioni dei sensori di fuoco che si illuminano all’interno dello schermo o del mirino.

2 Trova la tua fonte di luce.
Prima di scattare una foto, prenditi un momento per determinare da quale direzione proviene la luce.
Se sei all’aperto, osserva attentamente come il sole illumina il soggetto.
Considera quale angolo potrebbe essere il più interessante.
Se devi fare un ritratto, evita di scattare foto con la fonte di luce alle tue spalle.
Utilizzare un’area ombreggiata se la luce è troppo forte.
A volte la luce del sole può essere troppo contrastata per i ritratti.
Potrebbe far sì che il soggetto sia troppo illuminato e che il viso prenda espressioni contratte.
Il modo migliore per adattarsi a questa luce è fotografare il soggetto in una zona d’ombra.

3 Scatta foto durante l’ora d’oro.
Evita le ore centrali del giorno, quando il sole è alto e le ombre dure.
Scatta durante l’alba e al tramonto, questo è detto il momento d’oro.
Durante questo tempo noterai che i tuoi soggetti avranno una luce più avvolgente e calda.
Ci saranno anche ombre più o meno lunghe che potrebbero diventare dei dettagli interessanti.

4 Le varie tecniche
Prova tutte le tecniche possibili, cerca di capire cosa preferisci fotografare, la ricerca personale è fondamentale per creare un proprio stile.
I generi sono diversissimi, paesaggi, ritratti, macro, sport, street, fotogiornalismo, ecc…
Per ogni genere comporta conoscere una tecnica differente, non fissarti solo su una tecnica spazia e sperimenta.

5 Post Produzione
Sviluppare le immagini in digitale vuol dire passare attraverso un software di fotoritocco.
Attenzione che Photoshop e compagnia cantando non fa miracoli, quindi è importante creare il più possibile un’immagine a regola d’arte già nello scatto, la post serve per migliorare l’immagine non per stravolgerla.

6 Metti su il flash.
Non usare il flash quando l’illuminazione naturale è buona.
Usa il flash quando la luce naturale o artificiale non basta per illuminare in maniera corretta la scena che stai fotografando.
Evita di sparare il flash in faccia al soggetto, prova a montare un diffusore o direzionare in maniera che la luce arrivi riflessa.
Il flash può essere particolarmente utile per ammorbidire le ombre quando il cielo è terso e il sole splende intensamente.
A volte torna utile scattare foto con e senza il flash, per vedere cosa funziona meglio per la luce che hai a disposizione.

La distanza di visione e la risoluzione visiva

In fotografia, la relazione tra la visione e la risoluzione nelle immagini stampate è strettamente legata alla capacità dell’occhio umano di percepire i dettagli in un’immagine.
L’occhio umano può distinguere i dettagli in un’immagine fino a una certa risoluzione, al di là della quale non può percepire la differenza tra i singoli pixel.
La risoluzione è la quantità di dettagli e informazioni presenti in un’immagine e si misura in pixel per pollice (PPI).
Una risoluzione più alta significa che ci sono più pixel per pollice, risultando in maggiore nitidezza e dettaglio nell’immagine.

La risoluzione di un’immagine dipende dalla capacità della fotocamera di catturare i dettagli e dalla tecnologia di stampa utilizzata per creare la copia stampata.
Quando si stampa un’immagine, la risoluzione dell’immagine originale deve essere sufficientemente alta per garantire che l’immagine stampata sia nitida e dettagliata.
Inoltre, la distanza di visione dall’immagine stampata è importante.
Quando si osserva da vicino un’immagine stampata, la risoluzione deve essere sufficientemente alta per garantire che l’immagine sia nitida e dettagliata.
Al contrario, quando si osserva un’immagine da una maggiore distanza, la risoluzione può essere più bassa senza influire significativamente sulla qualità dell’immagine.

Esiste una relazione tra la risoluzione dell’occhio umano, la distanza di visione di lettura e i formati di immagine A4 e 24×36.
Tuttavia, ci sono altri fattori, la risoluzione effettiva dipende anche dalla luminosità, dal contrasto e l’acuità visiva e dall’età della persona.
La distanza di visione di lettura per la maggior parte delle persone è di circa 30-40 cm, il che significa che a questa distanza una persona può vedere chiaramente l’intera pagina di un foglio A4 (21×29.7cm) o anche un’immagine stampata in 24×36 cm senza dover spostare gli occhi, questa distanza corrisponde a un angolo di visione di circa 53-45 gradi.
In sostanza, la risoluzione dell’occhio umano, la distanza di visione di lettura e i formati di immagine A4 e 24×36 sono correlati.

È importante tenere presente che la risoluzione visiva può variare da persona a persona e dipende da molti fattori, tra cui l’età, la salute degli occhi e la luminosità dell’ambiente in cui si effettua l’osservazione.
Comunque la risoluzione sarà inversamente proporzionale alla distanza, più saremo lontani meno risoluzione avremo bisogno nelle immagini.

RISOLUZIONE STAMPA RETINATA: La risoluzione di stampa retinata si riferisce al numero di punti di stampa utilizzati per rappresentare un’immagine su una pagina stampata. La retinatura prevede la suddivisione dell’immagine in piccoli punti di inchiostro, organizzati in modo da creare l’illusione di un’immagine continua ai nostri occhi. La scelta del numero di punti di stampa per unità di lunghezza dipende dalla risoluzione dell’occhio umano e dalla capacità di stampa della stampante.

Poiché l’occhio umano può distinguere circa 50-60 punti per centimetro, gli stampati utilizzano comunemente una risoluzione di stampa di 60 linee per centimetro o 150 linee per pollice, che corrisponde alla massima risoluzione visiva dell’occhio umano. Tuttavia, la scelta della risoluzione di stampa dipende anche dal tipo di carta e dall’effetto desiderato. Ad esempio, una stampa su carta ruvida richiederà una risoluzione di stampa inferiore rispetto a una stampa su carta liscia per ottenere un’immagine più nitida.

RISOLUZIONE STAMPA PLOTTER: La risoluzione di stampa di un plotter si riferisce alla quantità di punti di inchiostro che la stampante può depositare su un pollice di carta durante la stampa. Maggiore è la risoluzione della stampante, più dettagliata sarà l’immagine stampata. La risoluzione di stampa del plotter è espressa in DPI (punti per pollice).

La scelta della risoluzione di stampa dipende principalmente dalla dimensione finale desiderata della stampa e dalla qualità desiderata dell’immagine stampata. Ad esempio, se si vuole una stampa di alta qualità con dettagli nitidi e nitidezza dell’immagine, si consiglia una risoluzione di almeno 300 DPI per lato, a seconda delle dimensioni finali dell’immagine. Per calcolare la risoluzione di stampa necessaria, si moltiplica la dimensione dell’immagine per la risoluzione di stampa desiderata.

Ad esempio, se si desidera stampare un’immagine di dimensioni (60x40cm che corrisponde a 24x16pollici) con una risoluzione di stampa di 300 DPI (cioè 300 punti per pollice), sarà necessario utilizzare una stampante con una risoluzione minima di 7200 x 4800 DPI (cioè 24 x 300 per il lato orizzontale e 16 x 300 per il lato verticale). Tuttavia, se la dimensione della stampa è più grande, come ad esempio un’immagine a grandezza naturale, potrebbe essere necessaria una risoluzione di stampa ancora più elevata per ottenere una qualità accettabile. In generale, si consiglia di consultare le specifiche della stampante e del stampante.