
La fotografia come tecnica di comunicazione
La differenza stà nell’essere “coscienti” di cosa e perché si vuole fotografare.
A volte può capitare di fare una buona foto, di solito ad un’esperto che la vede non sfugge di capire se è frutto di fortuna o se invece l’autore voleva trasmettere qualcosa consapevolmente.
La foto deve sempre trasmettere un messaggio, una semplice emozione.
A molti piacciono le foto di “monumenti, tramonti e mari esotici”, ma spesso non comunicano niente, o quantomeno sono l’ennesima copia di un soggetto già conosciuto.
Se va bene, penseranno e ti diranno che è una bella cartolina.
Non basta nemmeno usare inquadrature strane, effetti speciali, uso di obiettivi particolari.
A volte non è nemmeno sufficiente rispettare le regole della buona inquadratura.
La parte tecnica va usata, ma deve essere un qualcosa di “digerito” altrimenti si capisce subito l’atteggiamento accademico (copia delle forme tradizionali dell’arte).
Nel fotografare bisogna concentrarsi su cosa si vuole dire con quella foto e poi le esigenze tecniche emergeranno da sole.
È comunque sempre meglio avere dei limiti tecnici che delle carenze comunicative.
Concetti base della comunicazione fotografica.
Il segno è alla base della della comunicazione quindi anche della descrizione della fotografia.
Per questo ci viene incontro la Semiotica (studio della creazione di significato sulla base dei segni).
Il segno è in generale qualcosa che rinvia a qualcos’altro e la semiotica è la disciplina che studia i fenomeni di significazione.
Per significazione s’intende ogni relazione che lega qualcosa di materialmente presente a qualcos’altro di assente (la luce rossa del semaforo significa “stop”).
Ogni volta che si mette in pratica o si usa una relazione di significazione si attiva un processo di comunicazione (il semaforo è rosso, quindi il “segno” della luce rossa accesa comunica all’autista di arrestare l’auto).
Il segno (nel nostro caso fotografico) è una relazione tra tre elementi; il significante, il significato e il referente.
Il significante (forma) è l’insieme degli elementi fonetici e grafici (nel caso della fotografia).
I significato (contenuto) è il concetto mentale che esprime.
Il referente è l’oggetto di cui si parla (nel nostro caso la fotografia).
Questi elementi formano il cosiddetto triangolo semiotico.
Cosa cerchiamo in una immagine? tante cose, ma principalmente la bellezza in tutti i suoi aspetti.
Una parola chiave da prendere in considerazione nella fotografia, come in tutte le altre arti è l’estetica.
La parola estetica significa “sensazione”, che significa “percepire attraverso la mediazione del senso”.
L’estetica è una branca della filosofia che si propone di descrivere e definire il bello.
Da alcuni millenni i filosofi occidentali hanno tentato di elaborare teorie estetiche in grado di assumere valore universale.
La convinzione che il bello potesse essere sistematicamente descritto ha portato alla definizione di regole che applicate alle varie arti permettessero all’artista di creare un’opera incontestabilmente bella.
Tutto questo era ed è un concetto utopistico.
L’idea della perfezione e della bellezza non è oggettiva ma soggettiva.
Ogni popolazione ha il suo modello di bellezza, noi occidentali per esempio siamo molto influenzati dal modello classico.
Ora il concetto di bello è fortemente influenzato da vari modelli culturali, sistemi di valori, convenzioni sociali, l’evolversi e l’adattarsi all’ambiente e all’epoca, influenzato dalla situazione storica, dalla moda, ora con l’avvento dell’era moderna, dai mass media e della pubblicità, influenze molto spesso indotte.
Uno esempio semplice per distinguere l’Occidente dall’Oriente è l’uso del nero e del bianco.
In Occidente il nero è segno di lutto, qualcosa di triste, mentre in Oriente per trasmettere gli stessi messaggi viene usato il bianco.
Quindi a cosa fare riferimento? Come creare immagini belle in grado di comunicare qualcosa?
Una delle chiavi è studiare la storia dell’arte, tutti i tipi di arte da tutto il mondo; dalla pittura, alla fotografia, scultura, architettura, musica, danza, teatro… e leggere di Filosofia.
Studiare arte guardando indietro nei duemila/tremila anni passati, li vedrai la storia del mondo.
Facciamo tutti parte della razza umana, quindi qualsiasi opera d’arte creata dagli umani è la nostra storia, per andare oltre bisogna conoscerla.
Un pensiero creativo e la somma dei pensieri precedenti.
Se guardiamo a ciò che è stato fatto prima di noi, siamo in grado di vedere il mondo di oggi con prospettive più complete e una migliore comprensione.
Studiare l’arte significa guardare un’opera e vedere l’uso da parte dell’artista di linee, di forme, l’uso della prospettiva, la composizione, i movimenti, struttura e approccio, e capire il sul suo significato.
Studiare la storia dell’arte ti fa diventare un esperto dell’analisi visiva, della comunicazione e del pensiero critico.
Nel mondo di oggi, tutto è visivo: basti pensare a quanto tempo trascorriamo guardando lo schermo di un computer, televisione o telefono.
Il mondo stà passando dal pensiero verbale al pensiero visivo e la storia dell’arte è uno dei modi migliori per prepararsi a questo.
Tutto questo ti permetterà di creare immagini migliori, inquadrerai un scatto e vedrai oltre, forme, colori, equilibri, tutto inconsciamente andrà al proprio posto nella maniera migliore.
In tutte le forme di comunicazione comprese quelle visive sono presenti un emittente e un destinatario.
L’emittente è colui che struttura e lancia il messaggio nel nostro caso il fotografo.
Il destinatario è colui che riceve e legge il messaggio nel nostro caso lo spettatore.
la fonte delle informazioni in fotografia è costituita dalla realtà fenomenica cioè dal mondo così come appare ai nostri occhi.
Il termine fenomeno deriva dal greco [fainòmenon], significa: “mostrarsi, apparire”, genericamente in filosofia indica “ciò che appare, che quindi può non corrispondere all’oggettività, e che si manifesta ed è conoscibile tramite i sensi”.
Il fotografo isola dal mondo reale un numero limitato di elementi escludendo tutti quelli che ritiene inutili o non sufficientemente connotati ai fini di quello che vuole comunicare, agli elementi scelti affiderà il suo messaggio, in altre parole darà a questi elementi valore di segno.
il segno è un qualcosa che sta per qualcos’altro e serve a comunicare, un segno noto a tutti (il cartello divieto di fumare) comunica che è vietato fumare analizziamo questo segno esaminando le sue principali caratteristiche per essere definito segno e meritare pertanto di essere oggetto di studio da parte della semiologia un elemento deve possedere alcuni requisiti fondamentali, il primo è l’arbitrarietà il segno è arbitrario in quanto è scelto arbitrariamente fra tanti segni possibili.
La seconda caratteristica è la convenzionalità, il segno è convenzionale in quanto siamo d’accordo nel condividerne il significato in tutto il mondo si sa che questo vuol dire che è vietato fumare, il segno è caratterizzato dall’avere due facce il significante e il significato, qui il significante e il disegno stesso il cerchio barrato rosso con dentro l’immagine di una sigaretta fumante di colore nero, il significato è il concetto che lì dove c’è il cartello non si può fumare, quello che abbiamo appena analizzato è un segno semplice che non si relaziona con altri segni e che ha significato quando compare da solo.
Pensando a qualcosa di più complesso il semaforo comunica mediante tre luci, la verde la gialla e la rossa, tutti noi conosciamo il significato, sappiamo bene che queste luci non si susseguono a caso, ma sappiamo che la luce gialla viene dopo il verde e resta accesa insieme, mentre la luce rossa viene dopo il giallo e resta accesa da sola, la luce verde a sua volta verrà dopo il rosso ma senza il passaggio intermedio del giallo quindi il messaggio è affidato a un certo numero di regole che li combinano e danno loro un senso.
L’insieme dei segni e delle loro regole combinatorie prendono il nome di codice, anche le lingue sono codici costituiti dai segni, la grammatica e la sintassi sono le regole che permettono a chi parla e a chi ascolta di capirsi.
Il fotografo sceglie alcuni elementi da loro valore di segno li struttura grazie a un codice in modo da distinguere un soggetto dallo sfondo e in questo modo dà forma al suo messaggio visivo.
Ma quali sono le caratteristiche dei codici di comunicazione visiva:
se prendiamo l’esempio del cartello di divieto di fumare, quello è un codice biunivoco cioè a un significante corrisponde ad un solo significato.
Al contrario la fotografia è un codice equivoco cioè a un significante possono corrispondere diversi significati.
La fotografia è un codice aperto perché ammette e anzi prevede nuove corrispondenze e nuove associazioni tra significanti e significati.
Il cartello vietato fumare è un codice imperativo perché non ammette violazioni.
La fotografia è un codice creativo sono ammesse e anzi previste numerose varianti individuali che ricombinano il codice lo rendono ambiguo e stimolano lo spettatore a ricercare sempre nuove interpretazioni.
Noi vediamo col cervello e non con gli occhi perciò tendiamo a escludere ciò che non ci interessa ma l’obiettivo vede tutto ciò che entra nel campo inquadrato compresi gli elementi di disturbo a cui noi non avevamo prestato attenzione.
L’obiettivo ha una visione monoculare, se vogliamo trasmettere la percezione della profondità dobbiamo ricorrere ad artifici grafici come la prospettiva, ma soprattutto noi vediamo attraverso il linguaggio cioè diamo un nome a ciò che vediamo, per fotografare è necessario fare il vuoto linguistico sforzandoci di raggiungere un silenzio interiore capace di metterci in intima relazione con l’immagine mentale che ci siamo fatti del soggetto e considerandone soltanto la forma i volumi i rapporti tonali e i colori come se si trattasse di un insieme astratto di geometrie non di un oggetto che riconosciamo e che per questo immediatamente chiamiamo per nome, il soggetto è funzionale nei confronti del messaggio e pertanto va trattato in modo da caricare su di esso tutta la forza della comunicazione.
Il modo migliore per fotografare è eliminare le suggestioni extra fotografiche voglio fare la foto perché sono felice, perché l’aria un buon odore, perché gli uccelli cantano ma tutte queste cose lo spettatore non le potrà percepire, per cui rischiamo di creare un’immagine banale insignificante solo perché ci siamo fatti suggestionare dalle sensazioni del momento.
Lo sfondo è funzionale alla comprensione del soggetto questo significa che gli elementi di sfondo devono guidare l’attenzione dello spettatore verso il soggetto principale facendogli capire chiaramente che cosa deve guardare.
Gli elementi inutili quello che in semiologia si chiama “rumore” devono essere eliminati quanto più la fotografia è semplice e pulita tanto più il messaggio è forte, questo si può fare scegliendo l’inquadratura, un’illuminazione e la focale appropriata.
L’organizzazione dello spazio all’interno del fotogramma è un sistema geometrico, un giusto uso ne determina la corretta comprensione del messaggio, il fotogramma infatti non è una cornice casuale ma una serie di precise figure con proporzioni date, nella quale vanno inscritte altre figure.
L’organizzazione dello spazio da risalto agli elementi più importanti della composizione e ciò che più conta assegna a ciascuna figura oltre che alla composizione del suo insieme il significato voluto.
La prospettiva geometrica guida l’attenzione dello spettatore verso il soggetto principale o verso un punto di interesse, la composizione tende al punto di fuga e lì si dirige invitando il destinatario a fare altrettanto.
Il fotografo che conosce i propri strumenti di lavoro, e i limiti tecnici sarà consapevole e saprà che il risultato non sarà una cosa casuale, ma arriverà a produrre un messaggio che sarà esattamente quello voluto, conoscendo i codici e la sintassi della fotografia sarà in grado di raggiungere la giusta consapevolezza in ogni momento della creazione dell’immagine, e non mi riferisco solo allo scatto.
C’è un fotografo tecnico, c’è un fotografo artista, queste due funzioni devono fondersi immancabilmente.
La fotografia è una strada complessa, nessun artista come il fotografo deve essere consapevole dei due lati della cosa; l’artigiano e il creativo, nessun artista è costretto a fare i conti con strumenti così tecnologicamente avanzati, mentre nessun tecnico riesce a piegare i propri mezzi di lavoro all’espressione di contenuti tanto profondi, per questo la fotografia merita la considerazione e l’estrema attenzione dovuta a un attività dello spirito umano unica e irripetibile le cui peculiari caratteristiche non trovano termini di paragone adeguati in altre arti.
